Terzo altare posto sul lato destro della navata dopo l’interventoIl progetto di restauro degli altari monumentali e dei confessionali in San Martino di Chinzica

La conservazione di un documento architettonico

Un edificio antico nato  come struttura destinata ad essere di pubblico utilizzo, racchiude in sé il duplice significato di testimonianza delle attività per cui è sorto e di “museo” per i frammenti di memoria che conserva.

 

Consolidamento con iniezioni di silicato di etileIn questo contesto, gli edifici ecclesiastici storici, per loro stessa natura, si trovano ad affiancare all’originale funzione religiosa, una nuova funzione, ovvero quella di “contenitore” di opere d’arte simboliche appartenenti ad uno o più periodi storici.

La duplice funzione, sancisce gli edifici di culto come importanti luoghi di trasmissione della cultura; il ruolo primario che da sempre hanno rivestito nella conservazione delle testimonianze del passato, fa si che si possano riconoscere come parte integrante del “sistema museale” di un territorio.

L’indiscussa valenza socio-culturale degli edifici ecclesiastici rende, per questo, necessaria la messa in opera di interventi capaci di assicurare, prima di tutto, la sopravvivenza della materia e di conseguenza dei valori che ci sono giunti, così da consentire non solo l’approfondita conoscenza dell’architettura, ma anche di tutto ciò che ad essa si relaziona, tenendo sempre presente che la funzione primaria di luogo di culto deve disciplinare eventuali operazioni museografiche.

I manufatti oggetto di intervento, fanno parte integrante del complesso architettonico della chiesa di San Martino in Chinzica e lo caratterizzano come luogo deputato alla venerazione di Santa Bona. Degradazione di pietra Serena

 

Gli altari, tre sul lato sinistro e tre sul lato destro della navata, risalenti al XVII secolo, sono stati realizzati interamente in pietra serena rivestita con una pellicola pittorica di colore grigio; pellicola presente su tutta la struttura ad eccezione dei capitelli trattati, in epoche passate, con foglia d’oro.

Lateralmente all’altare maggiore sono collocati, uno per lato della navata, due confessionali in marmo bianco di Carrara e marmo muschiato (esclusivamente nel fastigio) anch’essi oggetto di intervento.


IL RESTAURO
L’azione progettuale-architettonica, così come quella esecutiva, hanno avuto come unico fine la conservazione della materia antica in modo da lasciare in eredità una testimonianza fisica del passato così come c’è giunta.

Modanatura localizzata sotto la mensa del secondo altare a destraLe procedure operative adottate (puliture, consolidamenti, ricostruzioni e ritocchi pittorici) sono state tutte mirate verso questo specifico obiettivo, obiettivo raggiunto anche impiegando materiali compatibili e reversibili.

 

Il restauro si è, pertanto, mosso cercando di non oltrepassare il limite del minimo intervento, evitando qualunque operazione non rigorosamente indispensabile come, di “abbellimento” o di imitazione di parti interamente mancanti.

 

GLI ALTARI
Lo stato di conservazione pre intervento

Lo stato di conservazione pre-intervento rilevava un degrado diffuso nella parte basamentale che si concretizzava nella presenza di esfoliazioni; disgregazioni e minute fessurazioni nonché locali mancanze di materiale e presenza di efflorescenze saline, sbiancamenti ed alterazioni cromatiche.

Le parti al piede degli altari presentavano, infine, puntuali “sommarie” stuccature con malta non compatibile (sia per granulometria troppo grossolana sia per il tono del colore che tendeva normalmente al rosato) con il supporto lapideo.


Le cause di queste patologie erano da ricondursi, sostanzialmente, ad una mancata manutenzione nel tempo e alla presenza di umidità di risalita.

Localmente alcuni elementi in pietra (basi delle colonne, fasce di pietra appena sopra le mense, parti in rilievo localizzate sotto le mense ecc.) erano interessati da fessurazioni, rigonfiamenti, distacchi di materiale.

Tutta la superficie lapidea si presentava, inoltre, interessata da depositi superficiali incoerenti di limitata adesione e localmente da depositi parzialmente più aderenti che avevano mediamente attenuato i colori naturali della pietra.

La parte basamentale, in particolar modo gli scalini e le basi delle colonne erano anche interessati da depositi di sostanze soprammesse, incrostazioni più o meno coerenti causate dalla presenza di candelabri porta ceri.

SAGGI STRATIGRAFICI
A seguito dei prelievi di campioni di materiale eseguiti sul materiale lapideo degli altari e delle conseguenti analisi stratigrafiche al microscopio ottico polarizzatore è emersa costantemente una sequenza di stesure pittoriche, molto probabilmente appartenenti allo stesso ciclo pittorico, che possiamo in estrema sintesi riassumere in: prima stesura di minio (tetraossido di piombo) e aggiunta di biacca, (bianco di piombo), stesura pittorica con biacca e aggiunta di granuli di gesso.

Questa sequenza è da considerarsi comunque non originaria poiché, in alcuni prelievi ricopre delle dorature (applicate su base pigmentata con minio) ed in altri, ricopre probabili coloriture più antiche, a calce e a gesso.
Il significato della sequenza in esame, in particolare la presenza della stesura con minio, è alquanto incerta, dal momento che su quest’ultima non si è mai rilevata la presenza diretta di dorature.

Queste sono invece presenti sulle stesure di biacca. Sono, infine, presenti ulteriori stesure di rifacimento di colore grigio, caratterizzate da stesure pigmentate con biacca, bianco di zinco e nero carbone.

APPARATO DECORATIVO RINVENUTO

A seguito della rimozione delle tele, avvenuta in occasione dell’inizio lavori, sono emerse, sulle porzioni di murature coperte dai dipinti, cospicue tracce dell’antico apparato decorativo (eseguito con tecnica ad affresco); tracce che in parte risultano celate da scialbature postume. I reperti rintracciati, con molta probabilità, risalgono al periodo che va dal XIV secolo fino alla fine del XVI secolo ovvero, prima che  la chiesa subisse le trasformazioni planimetriche ed altimeriche avvenute nel XVII secolo.



METODOLOGIE DI  INTERVENTO
Pulitura

La presenza di stesure pittoriche pigmentate con biacca ed aggiunte di gesso nonché la presenza di un fondo, ovvero di un supporto costituito da stuccatura a gesso presente sulle colonne degli altari, ha impedito, al fine di non rischiare perdite di materiale pittorico, l’utilizzo di puliture umide a base di acqua (la pericolosità di rigonfiamento e di dissoluzione del gesso era ovviamente alta).
La scelta è stata, pertanto, indirizzata verso l’impiego di puliture anidre: previa campionatura con solventi differenti (white spirit, diluente nitro, acqua ragia e acetone) si è proceduto alla preparazione della superficie da pulire mediante rimozione delle polveri incoerenti con pennelli di setola morbida naturale e aspiratori a bassa pressione e successiva operazione di pulitura delle superfici con  tamponi imbevuti di acetone.
La medesima tecnica (pulitura anidra) è stata adoperata anche per gli elementi policromi o decorati a foglia d’oro in questo ultimo caso, però, è stata necessaria un’attenzione maggiore: la pulitura ha previsto l’impiego di miscela a base di acido acetico, Tween 20 e Ligroina, applicata a pennello e neutralizzata con white spirit in tempi brevi, per le zone interessate da depositi più persistenti, e pulitura a base di carbossimetilcellulosa ed acetone per la rimozione dei depositi meno persistenti.

Consolidamento
Previa rimozione dei depositi superficiali incoerenti, eseguita con pennelli di setola morbida naturale e aspiratori a bassa pressione, gli elementi lapidei sono stati oggetto di consolidamento mediante silicato di etile diluito al 20% in white spirit, applicato a pennello e ad iniezione nelle zone in fase di distacco sfruttando fessure e soluzioni di continuità già presenti.
Il terzo altare a destra presentava un quadro fessurativo piuttosto complesso quanto singolare: la bocca di fuoriuscita dell’aria calda, posta nelle vicinanze del lato destro del timpano, ha innescato processi di alterazione e deperimento dovuti agli sbalzi termici che riflettendosi sul materiale lapideo (pietra serena), particolarmente sensibile a tale processo, provocavano sollecitazioni interne che, ripetute ciclicamente nel tempo, hanno indebolito il materiale fino a provocare la nascita di un quadro fessurativo composto da fratture e microfratture abbastanza estese anche se, generalmente, non profonde.
In accordo con gli organi di tutela è stato deciso sia di cessare l’attività dell’impianto di riscaldamento causa innescante di questo “particolare” quadro fessurativo, sia di monitorarlo così da verificare eventuali variazioni; dal momento che il quadro fessurativo non ha presentato alcuna variazione è stato deciso di eseguire esclusivamente interventi minimi (consistenti nella “riadesione”, con resina epossidica strutturale, delle grappe inefficienti) mirati a garantire la sicurezza e la stabilità della struttura.

 

Integrazione
Al fine di risarcire porzioni in avanzato stato di degrado (presenti nella parte bassa degli altari) o lacune causate dalla controllata rimozione delle porzioni eseguite, in passato, con tecnica o materiale (sovente malta a base di cemento con granulometria varia) incongruo o non compatibile, si sono rese necessarie delle integrazioni eseguite, comunque, nel pieno rispetto delle strutture e dei materiali preesistenti.
Le suddette integrazioni, precedute da operazioni di consolidamento, sono state eseguite con malta a base di calce idraulica naturale esente da sali solubili additivata con agente porogeno così da garantire la massima traspirabilità della muratura e ovviare, almeno in parte, ai fenomeni di degrado causati dall’umidità di risalita.
Le integrazioni sono state finite mediante velatura con colori ai silicati purissimi di potassio così da uniformarne il colore a quello delle parti originali.
Dove è stato possibile, l’intervento ha cercato di garantire la distinguibilità, ossia il rispetto dell’autenticità del manufatto evidenziando (ad un occhio esperto e, in ogni caso, a distanza ravvicinata) le integrazioni eseguite così da differenziarle dalle parti originarie.
Questa operazione è stata possibile sfruttando la diversa granulometria degli inerti: lo strato di finitura risulta, pertanto, simile a quello originale, ma sufficiente scabro così da distinguere il nuovo intervento.

Stuccatura e ritocco pittorico
Le fratture, microfratture e le piccole mancanze presenti sul materiale lapideo (timpani, trabeazioni, colonne ecc.) sono state risarcite con stucco Polyfilla seguito da un ritocco pittorico con colori a tempera, così da restituire unità cromatica alle superfici ed “uniformare” le parti stuccate a quelle originali.
Il medesimo stucco è stato, inoltre, impiegato per risarcire le modeste lacune delle dorature rinvenute nelle basi delle colonne del primo altare a destra e del primo altare a sinistra, queste parti sono state successivamente oggetto di ritocco pittorico ad acquerello con aggiunta di oro acrilico.
Allo scopo di uniformare la lucentezza ed il colore a quello delle dorature dei capitelli e delle decorazioni della parte superiore, è stata, utilizzata una vernice lucida Retouche.

I CONFESSIONALI
Lo stato di conservazione  pre-intervento

I confessionali in marmo erano interessati dalla presenza di un degrado diffuso dovuto soprattutto a depositi superficiali incoerenti ovvero di limitata adesione.
Le estremità dei montanti che sorreggono la trabeazione erano interessati a locali rotture e mancanze forse dovute ad azioni antropiche.
Le superfici marmoree erano, altresì, interessate da puntuali fessurazioni e fratturazioni degli elementi comunque di lieve entità.

Metodologie di intervento
Al fine di ovviare il suddetto stato di fatto sono state eseguite, previa campionatura preliminare, le operazioni di pulitura eseguite sia a secco con pennelli a setola morbida e aspiratori a bassa pressione, per la rimozione dei depositi incoerenti, sia ad umido (tamponi ed impacchi a base di carbonato di ammonio); la rimozione dei depositi più aderenti al substrato lapideo, localmente, è stata fatta con pulitura a pietra pomice seguita da risciacquo con acqua deionizzata.
Le stuccature delle fratture e delle microfratture sono state eseguite con malta a base di calce idraulica naturale esente da sali solubili (calce Lafarge), polvere di marmo e terre naturali.
Tutta la superficie marmorea è stata, infine, oggetto di stesura di protettivo finale con cera microcristallina diluita all’8% in white spirit.



IL PROGETTISTA & IL PROGETTO
Committente
Parrocchia di San Martino in Chinzica - Pisa
Con il contributo di
Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa
Progetto di restauro conservativo e D.L.
Franceschi Germani architetti associati
arch. Stefania Franceschi
arch. Leonardo Germani
Rapp. Ufficio Tecnico Diocesano
mons.Waldo Dolfi
arch. Maria Rocchi
Impresa esecutrice
Restauroitalia s.r.l.
Capezzano Pianore - Camaiore (Lu)
Supervisione Soprintendenza B.A.A.A.S.
arch. Marta Ciafaloni
dott.ssa Mariagiulia Burresi
Tempistica
inizio lavori febbraio 2006
fine lavori dicembre 2006

(Stefania Franceschi e Leonardo Germani)


* Architetto, libero professionista, professore a contratto presso la Facoltà di Architettura di Firenze, affianca alla professione un’intensa e costante attività di ricerca e di studio sui temi del recupero edilizio e del restauro conservativo.
**Architetto, libero professionista, professore a contratto presso la Facoltà di Architettura di Firenze e di Genova concentra i suoi interessi verso le problermatiche inerenti la tutela, la valorizzazione e il restauro dei manufatti architettonici ed urbani e la conservazione delle tecniche costruttive tradizionali.

 




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