ediliziaIl cantiere di restauro: gli strumenti per il controllo del progetto
Validità del progetto verificabile solo in corso d’opera

 La verifica e il collaudo della corretta impostazione di ogni progetto di restauro avviene in cantiere. Il cantiere diviene, per questo motivo, il luogo nel quale si concretizza tutto quanto è stato presupposto e programmato in fase di analisi e nel quale si deve, spesse volte, modificare, perfezionare o definire nuove procedure in riferimento a quanto, di volta in volta, emerso nel corso dei lavori.

È indubbio come anche il più puntuale progetto di restauro, se pur accuratamente redatto in riferimento ad indagini diagnostiche ed analisi preliminari, si concretizzi in una serie di interventi la cui effettiva validità verrà verificata in corso d’opera.

In virtù di questo, e di quanto ne consegue, il progetto di restauro richiede al tecnico che lo seguirà nella sua parte operativa, una capacità di controllo indirizzata non solo alle tecnologie e alle loro eventuali varianti, dato questo indispensabile, ma anche una maestria nella gestione degli aspetti economici che si relazionano alle stesse operazioni.Quest’ultima contingenza risulta di primaria importanza se si pensa alla quantità di progetti di restauro che hanno “sforato” in maniere incisiva il budget preventivato, con il risultato che non sempre l’intervento viene portato a termine nei tempi e nei modi prestabiliti poiché la ricerca di nuove risorse economiche porta sempre più spesso a lunghe pause di attesa e, cosa più incisiva, alla “semplificazione” di molte operazioni, semplificazione che può implicare l’insorgenza di danni, talvolta, anche irreversibili.


Ovviare a queste contingenze non sempre risulta facile soprattutto in virtù dell’unicità che contraddistingue ogni operazione di restauro, quello che può essere fatto in merito è definire le condizioni per cui risulti possibile il continuo controllo dell’intervento in ogni sua parte sia dal punto di vista procedurale che economico.

Dato che risulta fattibile solo se coesistono due fattori essenziali: il primo, implica una serie di accorgimenti che in sintesi possono essere così riassunti: la puntuale elaborazione del progetto in fase analitica, ovvero la redazione di mappe tematiche in grado di identificare ma soprattutto quantificare in ordine di grandezza ogni singola patologia di degrado e di conseguenza le procedure selezionate; l’integrazione, la verifica e l’eventuale completamento dei rilievi e delle documentazioni acquisibili durante i lavori ed in presenza dei ponteggi; i grafici in cantiere per poter segnare eventuali ritrovamenti e/o modifiche intervenute dopo le rimozioni, integrazioni in corso d’opera e possibili varianti al progetto originario.

In pratica si tratta di elaborati in continua evoluzione che costituiscono, idealmente, la prosecuzione dei disegni esecutivi che si trasformano con l’avanzare del cantiere il secondo dato comporta la redazione di tutta una serie di elaborati “operativi” in grado di rendere “cantierabile” la fase analitica ed agevolare il tecnico nel pedissequo controllo dell’avanzamento dinamico del cantiere.

Questi strumenti si traducono, di fatto nel capitolato speciale per la definizione univoca delle tecniche di esecuzione, nel computo metrico su foglio di calcolo elettronico necessario allo scopo di quantificare l’estensione di ogni singola tecnica, nel computo metrico estimativo per la valutazione analitica dei costi nonché la definizione di specifiche schede tecniche in relazione ad ogni singola procedura selezionata.

Quest’ultimo strumento, in particolare, può essere in grado, se correttamente redatto, di agevolare ciò che ogni cantiere di restauro richiede, ovvero la continua verifica tra le previsioni e i risultati reali, contingenza questa che necessita di un notevole impegno da parte del tecnico.

In questi particolari e spesso delicati frangenti, la DL deve risultare presente ed altamente competente in materia così da non cadere nella “tentazione” di abdicare alle proprie responsabilità decisionali delegando, come sempre più sovente avviene, l’impresa e le sue maestranze ad operare in riferimento alla “loro esperienza” maturata in cantiere.

Non deve essere l’impresa a “guidare” o “suggerire” l’intervento poiché essa ha ovvie priorità che raramente coincidono con quelle legate alla corretta conservazione del bene.

Risulta di fondamentale importanza operare in modo che l’eventuale “libera iniziativa” decisionale dell’impresa sia sempre sotto stretto controllo e che comunque, rimanga entro i margini stabiliti dalla DL.

Le schede in oggetto si relazionano strettamente a quanto identificato nella tavola tematica che individua, mappandoli e di conseguenza quantificandoli in ordine di grandezza, i degradi riscontrati in fase di analisi e alla matrice di collegamento che rapporta i degradi, alle relative cause che li hanno generati e al conseguente intervento atto ad ovviarli.

La descrizione che di seguito è riportata, indirizzata ad illustrare come si articola la scheda, dovrebbe suggerire al professionista che opera nel settore, riflessioni sull’effettiva utilità che un simile strumento possiede.

L’insieme delle schede redatte per lo specifico intervento di restauro deve raccogliere tutte le categorie di intervento presenti (ed indicate tramite sigle abbreviate) nella matrice di collegamento.

Premesso che la stessa tipologia di intervento può coinvolgere più patologie di degrado, la scheda in questione è così articolata: immagine esemplificativa dello stato di conservazione della porzione esaminata specifica del materiale interessato dalla patologia di degrado (in riferimento alla tavola tematica sull’analisi dei materiali) i degradi ai quali è possibile ovviare con l’intervento esplicato il protocollo operativo che esemplifica per punti la procedura quantificazione economica delle varie parti che definiscono l’intervento analisi dei prezzi.

 


 

La scheda, soggetta ad innumerevoli varianti e accorgimenti, assume così il ruolo di ulteriore strumento di controllo dell’intervento utile a vari livelli:
- in fase di progetto preliminare (e quindi di definizione dell’ammontare dei lavori da parte delle varie ditte coinvolte)
- in fase di progetto esecutivo durante tutto l’escursus del cantiere.

L’analisi dei prezzi risulta, inoltre, un dato indispensabile poiché ogni tecnico che, almeno in un’occasione, si è confrontato con il cantiere di restauro, sa bene quanto sia difficile attingere, dai prezzari1 attualmente disponibili in commercio, una gamma vasta di costi tale da coprire tutte le operazioni di restauro con tutte le eventuali e relative varianti dettate dalla specificità del caso.

Così operando il professionista può disporre di un ulteriore mezzo capace di agevolare il continuo controllo del corretto avanzamento del cantiere nonché stabilire i termini per un dialogo concreto e costruttivo con gli operatori tanto da dar vita a scambi reciproci di conoscenze (teoriche e pratiche), ovviando così a spiacevoli situazioni ambigue dove sussiste un continuo ed improduttivo “scambio dei ruoli”.

 

(Stefania Franceschi* e Leonardo Germani**)


*Architetto, professore a contratto presso la Facoltà di Architettura di Firenze affianca alla professione un’intensa e costante attività di ricerca e di studio sui temi del recupero edilizio e del restauro conservativo.
** Architetto, professore a contratto presso la Facoltà di Architettura di Firenze e di Genova concentra i suoi interessi verso le problematiche inerenti, la tutela, la valorizzazione e il restauro dei manufatti architettonici ed urbani e la conservazione delle tecniche costruttive tradizionali.

 

 

1 A tale proposito si veda IL PREZZARIO RESTAURO DEI BENI ARTISTICI, DEI Tipografia del Genio Civile.

 

 

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