Una scuola dell'infanzia a Ponticelli

 

REALIZZAZIONI: ARCHITETTURA PER LA COLLETTIVITÀ

EDILIZIA SCOLASTICA

Una scuola dell'infanzia a Ponticelli (Imola)

Progettista: arch. Alessandro Contavalli

 
Ciò che più affascina del progetto è l’accostamento di due temi molto forti che creano un felice positivo contrasto tra loro: da un lato la razionalità meccanicistica, dall’altro la complessità del “Meltin’Pot”.


Il primo tema riguarda il pensare l’edificio come un sistema edificio-impianto che riprende gli spunti dell’architetto svizzero Le Corbusier, pseudonimo di Charles Edouard Jeanneret (1887-1965), che cercò di conciliare le esigenze della civiltà delle macchine con le contraddizioni sociali sviluppando l’Unité d’Habitation di Marseille (replicata sia in Francia sia in Germania) intesa come una “macchina da abitare” e risolta attraverso la concentrazione abitativa: edifici alti circondati dal verde. 

 

La metafora della macchina da abitare - frutto delle riflessioni del “Movimento Razionalista” - viene rilevata dai grandi camini neri utilizzati per la ventilazione naturale attivata da sonde automatiche, sensibili alla qualità dell’aria e alla sua temperatura, che favoriscono il ricircolo nel periodo estivo e regolano i volumi orari di ricambio d’aria nel periodo invernale potenziando l’elevato rendimento energetico.

Il secondo tema è quello della complessità - in forte contrapposizione con il razionalismo della macchina da abitare - dei tre volumi bianchi che si scontrano in un nodo al quale corrispondono funzioni di interscambiabilità dei flussi in movimento come l’ingresso e la mensa.


Proprio il nodo è formato da due componenti peculiari.
La prima - per l’ingresso - è una porzione di toroide mentre la seconda è una scatola, anzi due:
·    una contiene le cucine
·    la seconda più grande e ricurva, quasi a voler proteggere tutto l’edificio dai venti del nord, contiene la mensa.

La complessità è oggi più vicina al termine modernità di quanto non lo sia stata nel passato, una scuola moderna infatti è complessa nella didattica e nelle relazioni socio-culturali fra i suoi attori: è interessante dunque segnalare questi nuovi rapporti anche nella forma costruita.

La scuola come crogiuolo in cui si fondono le culture è stata analizzata in un rapporto del Ministero della Pubblica Istruzione che ha rilevato un aumento di 320 mila studenti non italiani in dieci anni, dal 1993 al 2003: di essi il 90% frequenta le scuole statali, il 9,5% le scuole private, il 40% è presente nella scuola primaria.

Per le zone di residenza, il Sud e le isole rappresentano zone di transito, è al Nord che le iscrizioni si impennano, soprattutto nelle città di provincia.

I record si registrano a Cuneo e Mantova, a Treviso e a Milano (oltre il 10%), Reggio Emilia (8,31%), e Alessandria (8,21%) Torino e Piacenza (oltre il 7,30) Bologna e Modena (oltre il 7,45%).
Nell’ Italia centrale le città capoluogo con alta incidenza di alunni con cittadinanza non italiana sono Prato (9,00%) e Perugia (8,05%).

La situazione generale dell’ aumento degli alunni non italiani è riassumibile in poche cifre: nell’anno scolastico 2001-02 il totale di alunni è 181.767, divenuto dopo un anno, nel 2002-03, già di oltre 232.700 unità. 

La complessità è nella natura umana e nella società che su quella natura si edifica traducendosi in realtà irripetibili come le personalità individuali; anche quelle nuove e autentiche formatesi nella scuola d’infanzia a Ponticelli.

Vista camino nero di ventilazione artificiale
 
Pianta
 
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 Prospetto - dettaglio camino nero di ventilazioneVista camino nero di ventilazione artificiale

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